Bitcoin vicino ai 200 euro, polverizzato ogni record precedente.

E’ stata una notte magica per la “moneta del web”, il cui valore è schizzato alle stelle dopo alcuni giorni di crescita “moderata” ma costante. E tutti ora si chiedono: “Sarà un’altra bolla o è qualcosa di più?”

Il giornalista Timothy B. Lee in un articolo sulla versione online del Washington Post sostiene che: “Quando una bolla scoppia, tende a rimanere scoppiata, in quanto il mercato si rende conto che il prezzo precedente, più alto, era irrazionale. Ma se il prezzo nei mesi successivi torna al suo massimo, significa che l’apprezzamento precedente non era così irrazionale dopotutto”. D’altronde come già sottolineato nell’articolo precedente, i segnali di un’espansione dell’economia basata sul bitcoin c’erano tutti, bastava vederli.

Dopo le montagne russe dello scorso Aprile, col bitcoin che superava quota 230 $ e poi crollava a 70, è iniziata una “lenta” ma inesorabile risalita, trainata da startup che lanciavano nuovi progetti, grandi nomi della finanza che spendevano parole al miele nei confronti dei bitcoin, la chiusura di SilkRoad da parte dell’Fbi ed investitori cinesi (e non solo) che, riconoscendo le potenzialità di questa nuova tecnologia, compravano a mani basse. Poi è arrivato il primo “bancomat per bitcoin” in Canada e l’interesse del mondo ha di nuovo acceso i propri riflettori su questa nuova valuta.

Chiaramente nessuno si illuda, i sobbalzi non mancheranno, e sicuramente non mancherà chi, raggiunto il massimo valore assoluto, venderà in blocco per mettersi al sicuro da eventuali crolli. Trattandosi di un mercato ancora molto piccolo rispetto ad altre valute o beni, un numero esiguo di utenti con grandi disponibilità economiche può fare il bello ed il cattivo tempo, quindi uno “scoppio della bolla” non è assolutamente da escludere. Tuttavia non ci si può sottrarre dall’analisi di un dato su tutti: se nel giugno 2010 un bitcoin valeva 0,004 $, oggi un dollaro vale 0,004 bitcoin.

L’osservazione, per quanto semplice, è disarmante, perchè ci mette di fronte all’entità della crescita di questa “valuta del web”. Il valore ormai è cresciuto così tanto che i membri più attivi della comunità si chiedono se sia ora di abbandonare il bitcoin come unità di misura “colloquiale” e passare al millibitcoin (un millesimo di BTC) o addirittura al microbitcoin (un milionesimo di BTC), in maniera da eliminare il blocco psicologico costituito dall’investire 200 euro per un singolo bitcoin.

I detrattori sottolineano inoltre come questa estrema volatilità sia deleteria per una tecnologia che si pone come “denaro 2.0”, avvantaggiando gli speculatori a danno dei mercanti, che da un momento all’altro possono perdere (o guadagnare) gran parte dei loro ricavi. L’osservazione è giusta, ma la soluzione a questo problema verrà da sé col tempo, in quanto più gente adotterà i bitcoin, più attori ci saranno sul mercato, meno quest’ultimo sarà volatile. D’altronde nessuna rivoluzione avviene senza scossoni, l’unica cosa da fare è informarsi e per ora, se credete nel successo del bitcoin, godersi lo spettacolo.

Autore: Leonardo Brentegani

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