La Cina traina il bitcoin.

Secondo molti analisti la superpotenza asiatica sta investendo forte nella valuta digitale.

Ho già accennato in un articolo precendente (Una notte di follia) come il valore del bitcoin stia nonostante tutto salendo (dopo il crollo avuto in seguito alla chiusura il 2 ottobre del sito SilkRoad, nel quale i bitcoin venivano usati per la compravendita di beni e servizi illegali come droga ed armi, da parte dell’Fbi). Siamo passati infatti dal minimo di circa 90 euro del 2/3 ottobre al valore attuale di circa 150 euro. La domanda che sorge è allora chi stia tirando la volata.

Posto che nel mondo (soprattutto negli Stati Uniti ed in Argentina) il bitcoin ha un seguito ormai consolidato, anche se in continua crescita, il vero boom di interesse verso i bitcoin si sta verificando in Cina. Già in settembre la reporter Lulu Yilun Chen di Bloomberg Businessweek (una rivista settimanale di economia) riportava una crescita esponenziale sia di investimenti nei siti cinesi che gestiscono il cambio bitcoin/yuan, sia di “miners” ovvero privati ed aziende che mettono a disposizione la propria potenza di calcolo per gestire e “creare” i bitcoin.

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“In Cina – ha spiegato alla reporter Peter Pak, dirigente della società finanziaria BOCI Securities di Hong Kong – il mercato azionario, quello immobiliare e dei titoli di stato non sono molto buoni, quindi la gente si interessa moltissimo quando viene a conoscenza di un nuovo investimento che genera grandi ritorni economici”. Inoltre il google cinese, Baidu, ha annunciato il 15 ottobre scorso di accettare pagamenti in bitcoin per alcuni dei suoi servizi, gettando luce su questa moneta digitale. Secondo Zach Harvey, fondatore di Lamassu (una ditta che si occupa di futuri bancomat per bitcoin) l’annuncio ha dato un grande impulso, sia in termini di legittimazione che di valore, ai bitcoin. L’affermazione è supportata dal fatto che il giorno successivo alla dichiarazione d’intenti di Baidu il valore del bitcoin era già aumentato di 40 $.

Tutti questi fattori, compreso l’abbattimento della soglia psicologica dei 1000 yuan per bitcoin (ad oggi viaggiamo sui 1200) hanno portato la Cina ad essere il secondo Paese al mondo (dopo gli USA) per bitcoin creati settimanalmente. Chiaramente, come si sottolinea nell’articolo di Rob Wile di Business Insider di cui fornisco il link alla fine dell’articolo, la situazione cinese è ancora in via di evoluzione, ed il giro d’affari riguardante i bitcoin non è che una goccia nel mare finanziario cinese. Il fatto è che una goccia nel mare cinese diventa un fiume, se rapportata al mondo intero, dato l’alto numero di abitanti di quel Paese.

Ora non resta che vedere come si porrà il governo cinese nei confronti della nuova moneta digitale quando e se questa diventerà qualcosa di più di un mero gioco speculativo limitato a “pochi” investitori. Al momento, sempre secondo Harvey, “Pare che al governo cinese piaccia l’idea che gli USA sembrino preoccupati riguardo il bitcoin, quindi probabilmente è per questo che non lo stanno regolando in maniera dura”. Qualunque sia il motivo appare chiaro che il dragone cinese sta trainando la slitta del bitcoin. Dove porterà tutto questo lo scopriremo solo seguendone la scia.

Autore: Leonardo Brentegani

Fonte: http://cur.lv/4f19n

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