L’on. Di Sel Sergio Boccadutri ritira l’emendamento sul Bitcoin.

Il pressing della comunità bitcoin italiana ha convinto l’onorevole di Sinistra Ecologia e Libertà a ritirare l’emendamento presentato pochi giorni fa al decreto Destinazione Italia (n.145/2013 ).

“Ho scatenato due tipi di reazioni – racconta il deputato a Corriere.it – da una parte c’è stato chi mi ha detto che non sapevo di cosa stavo parlando e dall’altra la comunità italiana a sostegno del Bitcoin ed esperti in materia che hanno avuto un atteggiamento interlocutorio. Ritirato l’emendamento, voglio aprire un tavolo con questi soggetti nel mese di febbraio per capire in che modo trattare la questione”.

Per l’intervista integrale all’onorevole Boccadutri vi rimando al link su Corriere.it, qui mi limiterò a fare qualche considerazione in merito alla “regolamentazione” del Bitcoin. Primo quesito: è possibile regolamentare il Bitcoin? Beh, stiamo parlando di un protocollo nato per funzionare senza un ente regolatore, in cui le transazioni non possono essere bloccate od annullate e volutamente difficile (ma non impossibile) da ricondurre ad identità reali. Ciononostante Paesi come il Canada e la Germania non hanno avuto grossi grattacapi nell’inquadrare il problema ed a dare linee guida chiare su come i cittadini potevano trattare i bitcoin dal punto di vista fiscale e normativo. Questo ha permesso la creazione di startup e l’attrazione di investimenti nell’ambito del Bitcoin, allargando di fatto la base di utenza della crittovaluta in quei Paesi.

Il POS di Coinkite per pagare con bitcoin: uno dei sottoprodotti della regolamentazione del Bitcoin in Canada.
Il POS di Coinkite per pagare con bitcoin: uno dei sottoprodotti della regolamentazione del Bitcoin in Canada.

Il problema vero da noi è la fiducia nella classe dirigente che dovrebbe “normare” il settore delle crittovalute nel Belpaese. Troppo spesso abbiamo visto come una normativa fatta male possa affossare lo sviluppo di un settore e troppi sono gli interessi (banche e sistemi di pagamento tradizionali in primis) che un’eventuale successo del Bitcoin potrebbe mettere in discussione. Se si aggiunge a questo l’ignoranza della classe politica riguardo l’oggetto che si intende normare la frittata è presto fatta. Fortunatamente in questo caso il deputato Boccadutri si è dimostrato quantomeno “ricettivo” alle critiche mosse da importanti membri della comunità italiana a sostegno del Bitcoin ed ha preso un momento per valutare la questione con una maggiore cognizione di causa.

Non fraintendete le mie parole: il Bitcoin non può essere fermato da nessun governo. Preso atto di questo non bisogna buttare alle ortiche l’opportunità di crescita economica e sociale che esso porta in dote per qualche euro di tasse in più. Se l’Italia infatti dovesse decidere per una tassazione anche leggermente superiore a quella di altri Paesi vedrebbe un’emorragia irreversibile di capitali in Paesi più lungimiranti del nostro. Calma e gesso quindi, facciamo in modo che tra qualche anno non ci tocchi guardare al passato con il rimorso di un’occasione sprecata. 

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