Bitcoin nelle fondamenta di un’Internet P2P.

Tra le varie innovazioni che porta la “moneta di Internet” c’è la possibilità di pagare dei servizi in maniera “discreta”, sicura per l’offerente e l’utilizzatore, senza bisogno di autenticazioni o login e quindi in maniera pressoché anonima. Cosa che può portare alla creazione di una vera e propria Internet P2P.

Di “continuous payments” se ne parla già da tempo, ad esempio in questo bell’articolo di Eli Dourado che mette in evidenza in quanti e quali modi Bitcoin potrebbe rivoluzionare Internet, il sistema dei pagamenti e la finanza. In poche parole si intende la possibilità di pagare un servizio (ad esempio una connessione ad Internet) in maniera automatica e senza bisogno di autenticazione o terze parti che gestiscano la cosa, in maniera sicura e conveniente. Il caso trattato nell’articolo linkato sopra cita l’esempio di un possessore di smartphone, che può connettersi attraverso altri dispositivi sparsi per la città pagando una certa somma di bitcoin sulla base del traffico usufruito. Per fare un esempio pratico: Bob esce di casa ed attiva la modalità “continuous payment” sul proprio smartphone, si reca nel bar sotto casa che ha una rete wifi e vi si collega pagando una certa somma (poniamo 0,001 BTC per 10 kilobytes di traffico) in maniera del tutto automatica, sicura ed anonima. In questo modo è possibile pagare un servizio in base all’effettivo utilizzo e si elimina la necessità di autenticarsi.

Il discorso si fa ancora più interessante se si pensa all’idea di creare una “nuova Internet” dalla struttura a mesh, e non più a “raggiera”. Il concetto è spiegato in italiano qui ed in maniera più esaustiva in inglese qui. Il punto fondamentale è che una rete a maglie (aka wireless mesh network) è più resistente, più economica ma soprattutto decentralizzata, cosa che renderebbe l’opera di spionaggio di agenzie governative più difficoltosa ed impedirebbe censure o “black out” come quelle imposte nella storia recente da Turchia, Egitto, Cina etc. Fantascienza? Forse, ma l’invenzione di Bitcoin ha permesso a molti di cominciare a pensarci e ad organizzarsi per realizzare la cosa. Il concetto di un’Internet “a maglie” decentralizzata, dove l’accesso alla rete viene pagato in base all’utilizzo grazie ai bitcoin è infatti alla base del progetto OpenLibernet, che nonostante il nome un po’ bruttino pare molto promettente.

OpenLibernet, un internet decentralizzato basato sulla tecnologia p2p
OpenLibernet, un Internet decentralizzato basato sulla tecnologia p2p

La possibilità offerta dai bitcoin di pagare un servizio in base all’effettivo utilizzo e sfruttare dispositivi degli utenti che altrimenti rimarrebbero inutilizzati viene esplorata anche in questo articolo del blog relativo ad High Fidelity, il progetto portato avanti da Philip Rosedale (creatore di Second Life). High Fidelity dovrebbe per l’appunto rappresentare la versione 2.0 di Second Life, un mondo virtuale (MUVE) lanciato nel giugno del 2003 dalla società americana Linden Lab. Già in Second Life si utilizzavano monete digitali, i linden dollars, che potevano essere scambiate con valute “reali” su siti specializzati. Ovviamente non erano comparabili in termini di innovazione e sicurezza con i bitcoin, erano poco più che “gettoni” utilizzabili solo all’interno di Second Life. In questa versione 2.0 dell’esperimento di Rosedale pare proprio che verrà utilizzata una non meglio specificata “criptomoneta” che fungerà sia da “valuta” all’interno del mondo virtuale, sia da sistema di pagamento per i servizi necessari al funzionamento dell’infrastruttura “fisica” di High Fidelity.

Così scrive Rosedale sul blog:

L’ ”Assignment Server” è un servizio di “High Fidelity” che permette alle persone di condividere i propri computer gli uni con gli altri in maniera che funzionino da server o come “scripted interactive content”. I dispositivi si registrano sull’ ”assignment server” come “disponibili a lavorare” e l’ “assignment server” li mette a disposizione dei “domain servers” che possono così utilizzarli. Unità di una criptomoneta verranno scambiate tra gli utenti connessi all’ “assignment server”, per compensare l’uso vicendevole dei dispositivi di altri utenti. L’ “assignment server” può analizzare la larghezza di banda, la latenza e le capacità di traduzione degli indirizzi di rete (NAT) dei dispositivi disponibili per una migliore assegnazione dei lavori. Così, per esempio, un iPhone connesso ad una rete wifi casalinga potrebbe diventare un animale scriptato che vaga nel mondo virtuale, mentre un PC casalingo con una buona connessione o un router adeguato potrebbe essere usato come “voxel server” (un elemento fondamentale nell’architettura proposta per “high Fidelity”).

[…]

Il “Currency Server” funge da “portafogli” e fornisce le API necessarie a permettere agli utenti di condividere velocemente e facilmente dispositivi e comprare e vendere beni digitali attraverso una criptomoneta.

Ma Rosedale non è il solo ad esplorare questa possibilità offerta dal protocollo Bitcoin. Anche Amazon sta pensando ad un sistema di cloud computing basato sui bitcoin. Non solo, l’ha anche brevettato. Come si legge nella descrizione:

“Mentre un numero crescente di applicazioni e servizi vengono messi a disposizione sulle reti come Internet, un numero crescente di provider di contenuti, applicazioni e/o servizi si stanno rivolgendo verso tecnologie come il cloud computing. Il cloud computing, in generale, è un approccio che permette di garantire l’accesso a risorse elettroniche attraverso servizi, come i servizi Web, nei quali l’hardware e/o il software usati per supportare quei servizi sono scalabili in maniera dinamica per venire incontro alle loro esigenze in ogni dato momento. Un utente o cliente tipicamente affitterà o pagherà per l’accesso alle risorse attraverso il cloud, per cui non dovrà comprare o manutenere l’hardware e/o il software necessario all’accesso a tali risorse.

In tali casi, il costo di mantenere un sito Web, applicazione o altre offerte usando queste risorse può diventare significativo quando molti utenti usufruiscono di queste offerte. Gli approcci tradizionali nel pagamento di tali offerte possono risultare talvolta limitati ed in alcuni casi ciò può portare alla sospensione dell’offerta quando il proprietario di una risorsa non può permettersi di mantenerla attiva. Inoltre talvolta un cliente ha bisogno di una risorsa solo per un compito specifico o un determinato lasso di tempo, e l’approccio tradizionale di ottenere la risorsa necessaria, creare un account, pianificare l’uso della risorsa etc può penalizzare l’efficienza dell’intero processo.

[…]

… quando è necessario portare a termine un singolo compito, l’utente potrebbe non dover neppure fornire alcuna prova d’identità, credenziale o qualsiasi altra informazione identificativa del genere. Ad esempio un utente potrebbe fare richiesta per ottenere l’accesso dedicato ad un “application server instance” per un periodo di due ore, e può fornire del denaro digitale assieme alla richiesta nell’ammontare richiesto per il solo periodo di due ore. Diversi tipi di denaro digitale, moneta elettronica o criptomoneta possono essere usati, come ad esempio bitcoin resi disponibili dal protocollo P2P Bitcoin […] Richieste ricevute assieme a denaro digitale […] possono essere completamente anonime.

Insomma, Bitcoin non è solo la moneta di Internet, ma potrebbe diventare la “colonna vertebrale” di un’Internet 2.0 nuova, decentralizzata, più sicura, anonima, efficiente, economica e resistente. Nel frattempo ci si può limitare ad usarlo per trasferire denaro in maniera istantanea da un capo all’altro del mondo, ma quella è un’altra storia.

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