Una risata vi seppellirà. L’irriverente dogecoin sfida il ben più serio bitcoin.

Si chiama dogecoin ed è una delle crittomonete nate sulla scia del successo del bitcoin. Lanciata ai primi di dicembre 2013 ha avuto un successo clamoroso in quanto basata su un meme, il “doge” (che non ha nulla a che fare col sovrano veneziano).

Come premette il mio “collega” del blog Cryptolife “ecco un articolo che non avrei mai pensato di scrivere, eppure eccoci qui”. Parlando di bitcoin è impossibile non interessarsi anche alle altre crittovalute che sono nate e continuano a nascere. Alcune vedono la luce per risolvere o “migliorare” aspetti o problemi che il bitcoin presenta (velocità nel confermare le transazioni, sicurezza, efficienza e consumi energetici richiesti nel processo di mining etc.), altre vengono create con l’unico obiettivo di arricchire i creatori e gli “early adopters” attraverso un ciclo di pump (aumento del valore delle monete allargando la base di utenti con un buon marketing) e dump (vendita in blocco delle monete possedute per realizzare un profitto a spese degli ultimi arrivati). In che categoria ricade il nostro dogecoin? Prima di cercare una risposta, un po’ di storia.

Sapete cos’è un meme? Bene, siete già un passo avanti a molti. Se non lo sapete niente paura, date un occhio alla relativa voce di Wikipedia. Il “doge”, eletto dal sito knowyourmeme.com miglior meme del 2013, di solito si presenta come una foto che ritrae cani di razza Shiba Inus (soprannominati Shibe) circondati in maniera casuale da scritte sgrammaticate e rigorosamente in Comic Sans (uno dei font più odiati sul web) che solitamente esprimono pensieri attribuibili al cane stesso. Per quanto sembri (e sia) una sciocchezza, proprio per questo si è diffuso a macchia d’olio su forum e social network, soprattutto in quelli anglofoni.

Un classico esempio del meme "doge"
Un classico esempio del meme “doge”

La “virulenza” con cui questo meme si è diffuso ha acceso una lampadina nella testa di Jackson Palmer, addetto al marketing presso Adobe e appassionato di crittomonete. Per sondare il terreno il 27 novembre scorso twittò: “Sto investendo in dogecoin, sono abbastanza sicuro che sarà il prossimo successone”. Molti amici gli risposero incoraggiandolo a realizzare la cosa.  Il nostro racconta: “Una sera dopo il lavoro mi sono seduto a bere una birra, avevo fin troppo tempo libero ed ho comprato il dominio “Dogecoin.com”. Poi con Photoshop ho impresso un “doge” su una moneta e l’ho piazzata lì”. Al momento della creazione del sito, circa un mese fa, la moneta in effetti non esisteva ancora.

Una delle tante varianti del logo del dogecoin.
Una delle tante varianti del logo del dogecoin.

Ed è qui che, come in una riproposizione in chiave quasi comica del connubio Jobs-Wozniak, entra in scena lo sviluppatore di software presso IBM Billy Markus. “Stavo giochicchiando con delle monete che avevo già realizzato chiamate “Bells”, basate sul gioco Animal Crossing di Nintendo, che però non avevano avuto particolare successo – racconta il programmatore – pasticciando con l’interfaccia sono riuscito a cambiare tutti i font col Comic Sans ed ho pensato ‘Oh ok, questo potrebbe essere divertente’. A questo punto avevo un prototipo del client con il logo del dogecoin creato da Palmer e volevo solo dimostrare che non ero un “noob” e potevo veramente creare una crittomoneta… Insomma non avevamo pianificato nulla”.

Ovviamente in quanto creatori della moneta i due sicuramente avranno messo da parte un bel gruzzolo di dogecoin, essendo stati i primi a “minare” i primissimi blocchi, ma Markus ha dichiarato che, data la rapidità con cui questa crittovaluta ha acquisito popolarità, non è riuscito a collezionarne una quantità significativa. Una moneta nata per scherzo quindi, e allora perché parlarne? Semplice: dopo neanche un mese dal lancio, complice la spinta degli utenti del famoso forum Reddit, il dogecoin ha superato i 10 milioni di dollari di capitalizzazione di mercato prima di crollare sotto i colpi del dumping di chi lo aveva “minato” all’inizio e di una vicenda di cui parlerò in seguito. Ora il cambio DOGE/USD si aggira sui 0,0004 $ rendendolo decisamente più economico dello “zio” bitcoin. Ed è anche per questo che la popolarità della moneta con l’effigie del “doge” non accenna a diminuire, tutt’altro.

Tutto questo ci dice parecchie cose. Il dogecoin non è altro che un clone tecnicamente inferiore del litecoin (a sua volta nato sulle orme del bitcoin), concepito come uno scherzo e praticamente “esploso” nelle mani degli stessi sviluppatori. Le ragioni del suo successo sono molte, ed alcune di queste devono far riflettere anche chi aveva etichettato da subito questa crittovaluta come una stupidaggine senza futuro. Prima di tutto, cavalcando l’onda di un meme basato su un adorabile cagnolino, ha trovato un modo per avvicinare alle crittovalute anche chi di crittografia asimmetrica non vuole sapere nulla. Secondariamente in un mondo come quello delle alt-coins, dove ognuno cerca “the next big thing” per poterci lucrare, il dogecoin ha sfondato una porta aperta, senza riguardo per sicurezza, network ed aspetti tecnici. Prova ne sia che quando il dogecoin è stato inserito tra le crittomonete scambiabili sulla piattaforma del sito Cryptsy il suo valore è quadruplicato.

Dalle parole di Markus si capisce però che alla fine della fiera, quando probabilmente il dogecoin scomparirà facendo tornare i suoi utenti al ben più serio e solido bitcoin, questa moneta nata per gioco potrebbe aver fatto più bene che male al mondo delle valute digitali: “Le crittovalute devono ancora crescere e stabilizzarsi. – sostiene il programmatore – Se quello che abbiamo fatto con il dogecoin alla fine della giornata sarà stato sensibilizzare l’opinione pubblica verso una valuta decentralizzata simile al bitcoin, allora credo che avremo fatto un buon lavoro, perché per molte persone che ora stanno usando il DOGE si tratta della prima crittovaluta che usano ed alcuni di loro si stanno addirittura avventurando nel mining. Stanno imparando insomma, e credo sia una grande cosa che la gente voglia saperne di più anche grazie a questo meme”.

Ovviamente una moneta simile non potrà mai rimpiazzare il bitcoin, per diversi motivi:

  1. senza scendere in tecnicismi per come è concepita è e resterà vulnerabile a diversi tipi di attacco, anche considerando il network che sostiene questa moneta (molto meno sviluppato rispetto a quello più maturo del bitcoin);
  2. il bitcoin ha una comunità molto più numerosa e tecnicamente preparata alle spalle, in grado di risolvere eventuali problemi e migliorare costantemente il sistema;
  3. essendo una moneta basata su un meme è inesorabilmente condannata a scomparire (o comunque ridimensionarsi pesantemente) quando questo passerà di moda;
  4. Il bitcoin sta ottenendo legittimazioni importanti da parte di molti governi, sempre più ditte ed esercizi commerciali lo accettano come pagamento ed ogni giorno nascono nuove startup che sfruttano le sue potenzialità, mentre il dogecoin al momento rimane confinato entro il circolo dei propri sostenitori.

Concludo dando conto della notizia di un attacco hacker (vero o presunto) che ha colpito a fine dicembre il maggior web wallet per dogecoin, “Dogewallet.com”, in cui sono stati rubati la bellezza di 30 milioni di dogecoin (al tasso attuale circa 14mila $). I gestori del sito si sono impegnati a rimborsare le vittime ed è partita una gara di solidarietà per raccogliere la somma necessaria tra gli stessi possessori di dogecoin, probabilmente anche per evitare che il contraccolpo d’immagine ne faccia crollare il valore.  Essendo partita sotto Natale non poteva che chiamarsi SaveDogemas. Much creativity. Such doge. Wow.

Fonte: http://cur.lv/60avp

Autore: Leonardo Brentegani

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