Sean’s Outpost, l’anima caritatevole del bitcoin.

L’aria natalizia che si respira in questi giorni è perfetta per parlare di un argomento spesso trascurato: la beneficenza fatta grazie ai bitcoin. Oggi vi parlerò di Sean’s Outpost, un centro di accoglienza per senzatetto che si finanzia con donazioni in bitcoin.

L’aspetto utopico dei bitcoin è forse una delle sue caratteristiche fondamentali. Se non fosse accompagnato dalla promessa di creare un mondo migliore attraverso una rivoluzione che parte dalle fondamenta stesse della nostra civiltà (il denaro), sicuramente non sarebbe arrivato al livello di sviluppo attuale. Questo non significa chiaramente che chiunque possieda bitcoin sia una persona buona, ovviamente, ma di esempi edificanti ce ne sono molti, basta conoscerli. Uno di questi è appunto Sean’s Outpost.

Questo centro di accoglienza per senzatetto a Pensacola, in Florida, prima di conoscere i bitcoin offriva 50 pasti caldi per chi ne avesse bisogno, una volta la settimana. A Novembre, dopo aver chiesto aiuto alla comunità bitcoin ed in particolare a quella che si ritrova sul sito americano reddit, è arrivato ad offrirne 900. E questo Natale ha potuto anche fare qualche regalo ai propri “frequentatori abituali”.

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I regali di Sean’s Outpost (comprati con i bitcoin ricevuti in beneficenza) ai senzatetto.

Il punto di svolta è stato lo scorso 17 Marzo, quando Sean’s Outpost ha cominciato ad accettare donazioni in bitcoin con lo slogan: “Donate 1 BTC e sfameremo 40 persone”. All’epoca infatti un bitcoin valeva 50$, e la preparazione e distribuzione dei pasti costava 1,25$ l’uno. In 12 ore l’associazione ricevette 2 BTC, sufficienti per 80 pasti. In 18 ore aveva raccolto abbastanza per pagare 2 rate del mutuo.

Il successo dell’iniziativa convinse il fondatore del centro, Jason King, che il bitcoin poteva essere un potentissimo mezzo di beneficenza, se adeguatamente convogliato a favore dei senzatetto. Creò quindi il “Bitcoin Homeless Outreach Center”, riconvertendo il precedente centro di accoglienza, ed acquistò 9 acri di terra (circa 3 ettari e mezzo) che rinominò “Satoshi Forest” (la foresta Satoshi, dallo pseudonimo del creatore del bitcoin) per renderla un’area di ritrovo ed attività per senzatetto.

Come molti membri della comunità bitcoin, Jason è un visionario (di quelli concreti) e non contento di aprire le porte ai bitcoin sta pensando a tecnologie e tecniche rivoluzionarie come la permacultura o l’acquaponica per rendere la “foresta di Satoshi” il più possibile autosufficiente dal punto di vista alimentare. “Vogliamo che “Satoshi Forest” e “Sean’s Outpost” siano sandbox in cui testare idee importanti che potrebbero davvero fare la differenza nella lotta alla povertà – ha dichiarato King in una recente intervista – Alcune idee falliranno. E va bene così. E’ un processo iterativo. Ma qualcosa funzionerà davvero. E quando lo farà, saremo in grado di esportare queste idee nel resto del mondo e farle funzionare anche là”.

Sean’s Outpost non è che una dei numerosi enti no-profit che accettano donazioni in bitcoin, ma è forse la più conosciuta, anche grazie all’ammirevole tenacia del suo fondatore. D’altronde il fatto che una transazione in bitcoin costi (poco) allo stesso modo sia che io li mandi a 10 metri di distanza, sia che io li mandi dall’altra parte dell’oceano, apre le porte a donazioni da tutto il mondo. Tra l’altro la decentralizzazione della crittovaluta di Satoshi rende tali donazioni libere da controlli da parte di chicchessia. Tale caratteristica ha permesso per esempio raccolte di fondi a favore di WikiLeaks ed Edward Snowden, con la prima che al 20 Novembre scorso aveva totalizzato 1111,6 BTC (circa 232mila $ all’epoca), mentre la seconda 144,8 (circa 30mila $).

Insomma, se fino ad oggi pensavate che i bitcoin non avessero un cuore è arrivato il momento di ricredervi (anche dando un’occhiata al thread dedicato alle donazioni su bitcointalk) e perché no, magari fare la vostra buona azione natalizia con una donazione a Sean’s Outpost 😉 Buon Natale! 

Fonte: http://cur.lv/5ry0r

Autore: Leonardo Brentegani

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