USA

Charlie Shrem arrestato e rilasciato su cauzione.

Il 24enne CEO di BitInstant (servizio di exchange che cambiava dollari in bitcoin) nonché vice-presidente della Bitcoin Foundation americana (ora dimessosi), è stato arrestato il 28 gennaio scorso all’aeroporto JFK di New York dalla DEA con l’accusa di aver contribuito al riciclaggio di denaro utilizzato su SilkRoad per l’acquisto di droga, armi ed altro materiale illegale.

Charlie Shrem esce da un tribunale a New York il 27 gennaio 2014. (Lucas Jackson, Reuters/Contrasto
Charlie Shrem esce da un tribunale a New York il 27 gennaio 2014. (Lucas Jackson, Reuters/Contrasto)

Con lui è stato arrestato il 52enne Robert Faiella alias “BTCKing”, con il quale Shrem, oltre a gestire un “servizio di trasmissione del denaro” senza licenza, avrebbe messo in piedi un sistema per “riciclare” denaro collegato alla vendita di droga sul sito SilkRoad, chiuso nell’ottobre 2013 dall’Fbi. L’accusa sostiene che Faiella avrebbe raccolto gli ordini di chi voleva comprare bitcoin su SilkRoad (per poi comprare i beni in vendita sul sito) e li avrebbe girati a Shrem, che si sarebbe occupato di procurarglieli attraverso un exchange con sede in Giappone. Insieme avrebbero venduto più di 1 milione di dollari in bitcoin agli utenti di SilkRoad, che poi li avrebbero usati per comprare droga ed altro materiale illegale dal mercato nero del deep web (che accettava solo questa moneta).

Il procuratore di Manhattan Preet Bharara ha dichiarato: “Modelli di business veramente innovativi non hanno bisogno di ricorrere al vecchio costume di infrangere le leggi e quando i bitcoin, come ogni valuta tradizionale, sono “riciclati” ed usati per sovvenzionare attività criminali, le forze dell’ordine non hanno altra scelta che agire. Perseguiremo aggressivamente coloro che vogliano utilizzare queste nuove forme di valuta per fini illegali”.

Le accuse rivolte a Shrem non sono quindi legate all’utilizzo dei bitcoin, ma al fatto che, siccome negli USA un servizio di exchange come BitInstant avrebbe dovuto avere una licenza per operare ed avrebbe dovuto seguire scrupolose regole di identificazione dei propri clienti, note come AML-KYC (Anti Money Laundering e Know Your Customer), il 24enne avrebbe dovuto assicurarsi (in qualità di Compliance Officer della società) che tali controlli venissero messi in atto ed avrebbe dovuto denunciare eventuali attività sospette. Il dibattito sul fatto che Shrem sapesse o meno dell’utilizzo illecito che veniva fatto dei bitcoin su SilkRoad appare inoltre superflua, in quanto vi sarebbero prove schiaccianti sul fatto che sapesse cosa veniva venduto sul sito accanto a beni assolutamente legali, tra cui il fatto che vi siano e-mail compromettenti tra Shrem e Faiella che dimostrerebbero che il primo era a conoscenza del traffico illecito ed il fatto che Shrem stesso avrebbe acquistato droga sul portale.

D’altronde in un’intervista rilasciata nello scorso dicembre al web-journalist Eric Markowitz dal titolo: “My Night Out With Bitcoin Millionaire and Proud Stoner Charlie Shrem” (La mia serata con il milionario in bitcoin ed orgoglioso “fattone” Charlie Shrem), il nostro raccontava in questi termini la creazione di BitInstant, in seguito alla proposta del programmatore Gareth Nelson: “Ho detto, perché no? E’ un progetto collaterale. Lanci un sito, fai un po’ di soldi. Così ho iniziato a comprare bitcoin a buon mercato e abbiamo cominciato a sviluppare il sito. Ad oggi non so ancora tutto riguardo al Bitcoin, ma ho capito che avremmo avuto un modello di business dove il denaro entra, tipo 100$, noi ne tratteniamo il 2% ed accreditiamo al cliente 98$. Un business facile, come puoi perderci? Qual’è il lato negativo? Tutto il denaro di cui abbiamo bisogno serve per creare il sito e per mantenere il volume di scambio. Nessuna regolamentazione, noi non sappiamo nulla riguardo la regolamentazione”.

Non contento, nel documentario dello scorso maggio “The rise and rise of Bitcoin” al minuto 1:23 Shrem dichiara: “Spendo centinaia di dollari al giorno in avvocati solo per star sicuro di non finire in galera”.

Una parte della comunità bitcoin d’altronde sostiene il 24enne, che rappresenta senza dubbio l’ala più libertaria del movimento alla base di questa crittovaluta, facendo notare che in un caso come quello che ha coinvolto la banca Hsbc (miliardi di dollari provenienti dal narcotraffico o che andavano a finanziare attività terroristiche o comunque illegali), nessuno sia finito in galera e la banca se la sia cavata con una multa di 2 miliardi di dollari (bruscolini rispetto alla somma riciclata), mentre Shrem per una somma che si aggira sul milione di dollari (e che probabilmente nemmeno è finito tutto nell’acquisto di droga o materiale illegale) rischia fino a 30 anni di carcere. Alcuni si spingono a considerare questo come un atto ostile verso il bitcoin, quando in realtà le autorità stesse per voce dell’agente dell’Fbi Christopher Tarbell hanno dichiarato già in occasione della chiusura di SilkRoad che i bitcoin “non sono illegali di per sé ed hanno riconosciuti utilizzi legittimi”.

Il 30 gennaio scorso ad esempio il FinCEN (Financial Crimes Enforcement Network), un organo interno del dipartimento del Tesoro statunitense, ha chiarito che i miners ed i privati che comprano e vendono bitcoin non verranno considerati “money transmitters” e saranno quindi esentati dalle leggi anti riciclaggio che invece si applicano agli exchange (ovvero a chi scambia valuta fiat con bitcoin e/o viceversa).

D’altra parte la Bitcoin Foundation, un’associazione nata e cresciuta per favorire lo sviluppo e l’adozione del Bitcoin, ha reagito dissociandosi immediatamente da Shrem, che ne era vice-presidente. Le parole del Direttore Esecutivo Jon Matonis sono state: “In qualità di fondazione, dobbiamo rimanere concentrati sul nostro obiettivo primario di standardizzare, proteggere e promuovere il protocollo Bitcoin. Benché Charlie abbia garantito un grande impegno personale e risorse nel favorire l’adozione del Bitcoin nel mondo, una disputa legale prolungata lo distoglierebbe inevitabilmente dal portare avanti tale obiettivo principale. Pertanto, allo scopo di permettergli di concentrarsi sul suo imminente processo, è stato deciso di comune accordo che Charlie Shrem rassegni le proprie dimissioni dal gruppo dirigente della Fondazione, con effetto immediato. La dirigenza ha accettato oggi (28 gennaio ndr.) le sue dimissioni”.

Anche i gemelli Winklevoss (che nel 2012 avevano investito 1,5 milioni di dollari nella società di Shrem) si sono dissociati con un comunicato ufficiale che recita: “Quando investimmo in BitInstant nell’autunno del 2012, il management della società ci garantì che avrebbe rispettato ogni legge applicabile (incluse quelle anti-riciclaggio) e non ci aspettavamo niente di meno. Benché BitInstant non sia nominato nel documento d’accusa di oggi contro Charlie Shrem, siamo ovviamente molto preoccupati per il suo arresto. Siamo stati investitori passivi di BitInstant e faremo tutto ciò che potremo per aiutare le forze dell’ordine. Supportiamo pienamente ogni sforzo governativo per fare in modo che i requisiti anti-riciclaggio siano rispettati, ed auspichiamo che nella compravendita di bitcoin sia implementata una regolamentazione più chiara”.

Entrambi i protagonisti di questa vicenda (Shrem e Faiella) sono stati rilasciati su cauzione in attesa del processo. Saranno gli ultimi arresti legati alla chiusura di SilkRoad? Solo il tempo ce lo dirà.

Per chi volesse leggere il documento d’accusa integrale: http://cur.lv/72ga7

Fonte: http://cur.lv/72fmy

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