Il Senato francese tiene un’audizione sui bitcoin.

Stamattina alle 10 la Commissione delle Finanze del Senato francese ha tenuto un’audizione sui bitcoin, con numerosi interventi di imprenditori del settore. 

L’iniziativa ha preso le mosse dopo il documento rilasciato dalla Banca centrale francese lo scorso 5 dicembre 2013 che metteva in guardia dai possibili pericoli cui va incontro chi investe in bitcoin. L’audizione è stata presieduta da Philippe Marini dell’UMP (Unione per un Movimento Popolare, partito francese di centro-destra), con la presenza di numerose personalità di alto profilo della Banca di Francia, del Dipartimento del Tesoro, del TRACFIN (il braccio anti-riciclaggio del Ministro delle Finanze, del DNRED (l’Intelligence francese) e del FING (Fondation Internet Nouvelle Génération).

Il Presidente della Commissione delle Finanze del Senato francese Philippe Marini
Il Presidente della Commissione delle Finanze del Senato francese Philippe Marini

A parlare per conto del Bitcoin c’era Gonzague Grandval, co-fondatore e CEO di Paymium, che gestisce l’exchange Bitcoin-Central per i clienti dell’Eurozona e servizi di elaborazione dei pagamenti per i mercanti che accettano bitcoin.

All’inizio dell’audizione i temi principali sono stati i rischi ed i pericoli di una “valuta non regolata” e della possibilità di scambiarla per valuta legale “reale”.

Su reddit (e sul gruppo Bitcoin Italia) alcuni utenti che hanno seguito la seduta in streaming hanno riassunto l’audizione con brevi sommari, dai quali si evince che:

  • Rendere il bitcoin illegale non è un’opzione per il governo francese, in quanto c’è della genuina innovazione dietro. Detto questo, non c’è ancora un’idea chiara di come procedere nell’immediato futuro o di come il settore potrebbe essere regolato;
  • Il Presidente della Commissione Marini ha affrontato il tema crittovalute con mentalità aperta e non ha mostrato alcun pregiudizio contro i bitcoin. Anzi, ha dichiarato che la Francia dovrebbe accettare di buon grado le nuove tecnologie;
  • I membri della Commissione a quanto è parso non hanno compreso appieno il concetto di “decentralizzazione” di un sistema come Bitcoin, ed hanno chiesto più volte “Ok, ma chi controlla il protocollo?” non accettando l’ovvia (ed unica possibile) risposta “Nessuno” o “Chiunque lo usi”;
  • Il capo dell’organismo anti-riciclaggio TRACFIN ha detto che la propria organizzazione monitora i progressi del Bitcoin dal 2011 ed è “pronta a catturare i cattivi” (come trafficanti di droga) anche se utilizzano bitcoin;
  • Nonostante siano stati menzionati problemi come la volatilità, il rischio d’investimento e l’uso in attività illecite, tali questioni non si sono rivelate particolarmente preoccupanti per le autorità presenti, come anche la speculazione che al momento interessa le crittovalute.

Il sostenitore del Bitcoin Adrien Lafuma, di MasterXchange, ha detto che il governo francese dovrebbe regolare le crittovalute piuttosto che vietare il loro uso, ma si è mostrato perplesso su come calcolare le tasse in una valuta che non può essere tracciata e monitorata. Inoltre ha aggiunto che riconosce che il Bitcoin non è una moda passeggera, ma non è nemmeno una valuta per come la intende la Banca di Francia e ci vorrà del tempo per trovare un consenso su come trattarla.

Grandval si è poi risentito quando è stata usata la parola “tulipani” dal capo del TRACFIN, un riferimento al cliché spesso usato dai detrattori del Bitcoin per compararlo alla bolla speculativa sui tulipani del XVII secolo. Ha inoltre suggerito che la Germania è già più avanti della Francia in questo campo e che la Francia probabilmente non vuole essere lasciata indietro.

Tra le notizie più importanti c’è anche la futura creazione di una Bitcoin Foundation per l’Europa.

Tutto sommato quindi il Senato francese ha tenuto un approccio simile a quello tenuto dal Senato statunitense nello scorso novembre, riconoscendo che Bitcoin e crittovalute sono una cosa seria e reale che non può essere semplicemente ignorata, ma riconoscendo anche che ci sono ancora molte questioni sul tavolo riguardo il ruolo che andranno a ricoprire e come esse possano essere inquadrate a livello legislativo.

Si può dire quindi che le autorità francesi, non avendo compreso appieno i bitcoin e le crittovalute, stiano ancora tenendo un atteggiamento di “attesa vigile” mentre decidono come il governo debba intervenire sul tema.

Questo atteggiamento riflette un po’ quello tenuto nei confronti di Internet, un fenomeno esploso nel giro di pochi anni che si dimostra tuttora difficilmente regolabile, anche per una mancanza di competenze e conoscenze da parte del legislatore di turno, che spesso si limita ad estendere al web le stesse regole di altri media. Se non altro i possessori di bitcoin francesi possono stare tranquilli: per ora non hanno nulla da temere dal proprio governo.

Fonte: http://cur.lv/6etbi

Autore: Leonardo Brentegani

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