Opinioni su Bitcoin

Lo scontro tra tassisti ed Uber visto da un bitcoiner.

Tassisti contro Uber: uno scontro che prefigura in un settore limitato quello che accadrà (ed in parte sta già accadendo) nel settore finanziario e bancario tra Banche e Cryptoeconomy.

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Il caso: Uber, un’app che permette agli utenti di chiamare una macchina con autista, con anteprima del percorso che verrà seguito e della tariffa e possibilità di pagare con carta di credito (ed in futuro forse in bitcoin), viene violentemente avversata dai tassisti. Non paghi di boicottare le conferenze tenute da dirigenti di Uber in Italia i tassisti fanno lobby e spingono per una regolamentazione che ridia loro il monopolio del settore. Lo Stato italiano risponde al solito con lentezza ed in maniera inadeguata, lasciando il settore nell’incertezza legislativa. Ma dal punto di vista degli utenti non c’è alcun dubbio: Uber è un servizio più comodo, più economico e più trasparente del servizio taxi.

E allora perché lo Stato dovrebbe garantire di più il monopolio dei tassisti rispetto al diritto di scegliere dei clienti? Beh, semplice: i tassisti pagano la licenza. Il valore della licenza varia da città a città. Firenze è la più costosa, con prezzi che arrivano fino a 300mila euro, nelle piccole città invece si può pagare anche “solo” 20-25 mila euro. Ecco quindi la madre di tutti i rapporti collusivi: Lo Stato garantisce ai tassisti il monopolio ed in cambio i tassisti pagano centinaia di migliaia di euro di licenza. Una spesa iniziale che poi ovviamente ricadrà sugli incolpevoli clienti, avendo i tassisti il monopolio del servizio e potendo perciò imporre il prezzo che più aggrada loro.

Ma veniamo al punto dell’articolo, in cosa il rapporto Banche – Bitcoin si avvicina al rapporto tassisti – Uber? Beh vediamo: Uber taglia i costi della corsa facendo a meno di intermediari, licenze, ed agendo come un qualsiasi competitor in regime di concorrenza. I tassisti d’altro canto, forti del supporto simbiotico con lo Stato, chiamano l’arbitro pagato profumatamente e chiedono che punisca il competitor con leggi ad hoc. E puntualmente escono i titoloni come: Lupi e Maroni all’attacco di Uber: “Tolleranza zero contro gli abusivi”. Tale dinamica si può riscontrare in più Paesi – es. la Germania – e si sta ripetendo pari pari nell’ambito del Bitcoin.

La decisione della FinCen negli USA di cui ho discusso in un precedente articolo lo conferma, e lo conferma pure la chiusura dell’exchange norvegese Justcoin, mollato di punto in bianco dalle banche che lo supportavano. Per non parlare dell’eterna lotta in Cina tra banche (controllate dal governo) e bitcoin. I possibili risultati? Chi vorrà sviluppare la propria attività nel settore delle criptovalute lo farà dove i governi saranno meno miopi e porterà con sé i vantaggi che questa tecnologia può portare in termini di sicurezza, abbattimento dei costi e dei tempi delle transazioni e trasparenza.

D’altra parte se i “tassisti/banche tradizionali” vincono e mantengono il monopolio dei “trasporti/sistemi di pagamento” grazie all’intervento del legislatore, chi ci perde sono solo gli utenti del servizio, i quali non possono godere dei vantaggi che la concorrenza porta con sé. Non a caso da quando Uber è sbarcata in Italia (ed il legislatore con le sue lungaggini burocratiche non riesce ad arrestarne l’avanzata in maniera efficace) ecco che sono spuntate le app dei tassisti “Smartaxi” ed “It Taxi”, che promettono di far conoscere in anticipo il prezzo della corsa ed addirittura dar la possibilità di condividere una corsa con un altro cliente.

In conclusione, come ci insegna la sconfitta dei luddisti durante la rivoluzione industriale, combattere l’innovazione cercando di arrestarla è inutile e controproducente. Molto meglio capirla e sfruttarla a nostro vantaggio.

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