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Bitcoin: l’oro del 2017?

Questa è la domanda che si pongono gli investitori in questi giorni, a seguito dell’aumento del valore della criptovaluta.

Fonte: Milano & Finanza, inserto del Sole 24 Ore del 4 marzo 2017

 

L’articolo di oggi dell’inserto Finanza & Mercati del Sole 24 Ore certifica la situazione in cui ci veniamo a trovare nuovamente dopo 3 anni in sordina. L’ultimo massimo storico raggiunto da bitcoin risale infatti al 29 Novembre 2013, quando sulla piattaforma MtGox un bitcoin veniva scambiato attorno ai 1240$. Allora si trattò probabilmente di una manipolazione tutta interna a quell’exchange che all’epoca gestiva la maggior parte delle operazioni di cambio bitcoin – valute fiat. Oggi le cose sono molto diverse.

Spinto forse dalla notizia della possibile approvazione di un ETF basato su bitcoin da parte della Securities and Exchange Commission statunitense prevista per la prossima settimana, il valore della criptovaluta è salito in maniera consistente, superando giovedì scorso la barriera psicologica del prezzo di un’oncia d’oro.

Un bitcoin vale più di un’oncia (circa 30 grammi) d’oro puro da giovedì scorso.

Al momento della stesura del presente articolo un bitcoin viene scambiato a 1285$ stando al Bitcoin Price Index di CoinDesk, contro i 1237$ di un’oncia d’oro, come riportato dalla società APMEX che tratta metalli preziosi.

La SEC dovrebbe pronunciarsi in merito all’ETF proposto dai gemelli Winklevoss l’11 marzo. Un parere positivo potrebbe significare la possibilità per gli investitori statunitensi di allocare una parte delle proprie risorse in questo ETF, che essendo legato a bitcoin risulta, come dimostrato da studi recenti, slegato dalla maggior parte degli altri asset. Di fatto bitcoin, come appunto l’oro, costituirebbe una sorta di “bene rifugio” per diversificare i propri portafogli.

Secondo Spencer Bogart, a capo di Blockchain Capital, un’azienda che si occupa di investimenti in criptovalute, chi compra oggi sono principalmente individui e famiglie ricche: “Vedono questa come un’opportunità di partecipare ad una IPO calda prima che diventi pubblica” spiega Bogart. Ovvero prima che l’ETF venga ufficialmente approvato.

Le stime di Bogart sono che, qualora la SEC desse il via libera all’ETF, uno scenario che secondo lui ha una probabilità del 25% di avverarsi data la natura conservatrice di questo organismo, potrebbero riversarsi nella criptovaluta intorno ai 300 milioni di dollari nella sola prima settimana di apertura dell’ETF.

Qualora invece l’ETF dovesse essere rigettato, nello stesso modo in cui è cresciuto in questi ultimi giorni il prezzo del bitcoin potrebbe crollare, come è logico aspettarsi data la natura speculativa di questi movimenti.

“Molte persone si stanno convincendo che la tecnologia dietro Bitcoin è qui per restare – continua Bogart – il prezzo e la capitalizzazione di mercato possono salire ancora, ma possono anche crollare da un momento all’altro”.

Un’altra spiegazione possibile per il rialzo delle quotazioni di bitcoin sono le restrizioni al suo scambio poste in essere in Cina, India e Venezuela. Tuttavia queste motivazioni possono avere riflessi sia positivi che negativi sul valore di bitcoin, per cui in questo caso, contrariamente al solito, non riterrei il  colosso asiatico responsabile dei recenti avvenimenti, come scagionerei India e Venezuela.

Ad ogni modo se siete appassionati della criptovaluta di Satoshi Nakamoto preparate i popcorn, la prossima settimana sarà piuttosto movimentata.

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