Libano: banche chiuse e conti inaccessibili. Le criptovalute sono la soluzione?

Di fronte a più di dieci giorni di serrata delle banche a causa delle proteste di massa in Libano le criptovalute appaiono sempre più una soluzione inevitabile.

Che fareste se domani mattina tutte le banche d’Italia chiudessero le porte e i bancomat non funzionassero più? Questa domanda non è un’ipotesi: è quanto è già successo in Grecia, a Cipro e sta succedendo ora in Libano.

Con un governo sotto assedio che non ha nessuna intenzione di dimettersi ed un presidente della Banca Centrale, Riad Salame, che dichiara che le eventuali dimissioni “Complicherebbero solo le cose”, il Libano si trova in una situazione esplosiva.

Il timore di un “assalto agli sportelli” ha spinto le banche alla serrata, impedendo di fatto ai Libanesi l’accesso ai loro risparmi.

“Le banche riapriranno una volta ripristinata la normalità”

Questa è stata la dichiarazione dell’Associazione delle banche del Libano giorni fa, senza che venisse precisata però alcuna data.

I bancomat fortunatamente sono stati riforniti, ma rimangono limiti giornalieri ai prelievi di dollari, visto che la valuta locale non ispira più alcuna fiducia.

Il rating del Libano è stato declassato a spazzatura in agosto, con l’agenzia di rating globale Fitch che ha aumentato la possibilità che Beirut possa essere inadempiente. Anche l’ancoraggio della sterlina libanese al dollaro, mantenuto come garante della stabilità bancaria per quasi due decenni, è ora in discussione.

In questa situazione è ovviamente in crescita il mercato nero e le criptovalute appaiono sempre più appetibili.

“I banchieri sono criminali legalizzati”

Secondo Nassim Nicholas Taleb, statistico, ex-trader e autore de “Il Cigno Nero”, le iniziative del governo sono sufficienti a dare un endorsement diretto alle criptovalute come Bitcoin.

“Il caso più potente per le criptovalute: le banche non ci sono mai quando hai bisogno di loro”, ha riassunto in un tweet. Taleb ha poi aggiunto:

“E cercano pure di bullizzare i clienti per evitare responsabilità e fare profitti trattenendo i rimborsi. I banchieri sono criminali legalizzati.”

Non è la prima volta

Questa rabbia ricorda quella vista in altri recenti episodi di caos economico, durante i quali gli stati hanno trattenuto denaro per i propri scopi. Oltre al caso di Hong Kong quest’anno, un altro esempio è l’India, che nel 2016 iniziò una serie di riforme che lasciarono milioni di persone con in mano inutili pezzi di carta.

Ricordiamo poi le banche chiuse di Cipro nel 2013, o il caso della Grecia nel 2015.

Insomma, sempre più si ha la prova di come affidando i propri risparmi ad una banca ci si possa sentire rispondere un giorno: “Quali risparmi?”.

Emblematico il caso di due neo-sposi greci Valasia Limnioti e Konstantinos Patronis, rimasti esclusi nel 2015 dal sistema bancario nel bel mezzo della propria luna di miele.

Una storia da rileggere quando ci si dimentica perché il mondo ha bisogno delle criptovalute.

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