Criptovalute e monete matematiche

Ethereum prospera sui problemi di Bitcoin

Di fronte alle difficoltà che la finanza tradizionale sta affrontando una domanda sorge spontanea: perché il valore di bitcoin non sale? La risposta è duplice: “Blocksize debate” ed “Ethereum”.

La comunità Bitcoin sta affrontando uno dei periodi più problematici della sua breve storia. Il nucleo della questione è la cosiddetta “blocksize” o “taglia dei blocchi”. Ad oggi è pari ad 1Mb, e per molti non è sufficiente per garantire un numero adeguato di transazioni al secondo. Il problema è che blocchi più grandi significherebbero costi maggiori per i miners, e quindi una spinta alla centralizzazione, che per molti sostenitori di Bitcoin significherebbe la fine della criptovaluta per come abbiamo imparato ad apprezzarla. Tutto questo ha bloccato lo sviluppo di Bitcoin, almeno nel breve periodo, spaccando la community perlopiù in due fazioni: una a favore di un hard fork che aumenti la dimensione dei blocchi e una a favore del mantenimento dei blocchi da 1Mb con l’implementazione di tecnologie o soft forks che aumentino il numero di transazioni “raggruppabili” in un blocco.

Questo ha bloccato verosimilmente anche il valore di bitcoin, fermo da circa un mese nel range 300/400 euro per bitcoin, come si può vedere nel grafico.

cambio EUR/mBTC su kraken da gen 2016, dati: bitcoinity.org
cambio EUR/mBTC su kraken da gen 2016, dati: bitcoinity.org

Ma quindi chi ricercava nelle criptovalute una possibile ancora di salvataggio nello tsunami che affligge l’economia reale a chi si è rivolto? La risposta è Ethereum che, come si può vedere da quest’altro grafico, ha aumentato il proprio valore di circa 5 volte da gennaio di quest’anno.

cambio EUR/ETH su kraken, dati: EthereumWisdom.com
cambio EUR/ETH su kraken, dati: EthereumWisdom.com

Cos’è Ethereum? Citando Wikipedia:

 Ethereum è una piattaforma decentralizzata del Web 3.0 per la creazione e pubblicazione peer-to-peer di contratti intelligenti (smart contracts) creati in un linguaggio di programmazione Turing-completo.
Per poter girare sulla rete peer-to-peer, i contratti di Ethereum "pagano" l'utilizzo della sua potenza computazionale tramite una unità di conto, detta Ether, che funge quindi sia da criptovaluta che da carburante. In altre parole, contrariamente a molte altre criptovalute, Ethereum non è solo un network per lo scambio di valore monetario ma una rete per far girare contratti basati su Ethereum. Questi contratti possono essere utilizzati in maniera sicura per eseguire un vasto numero di operazioni: sistemi elettorali, registrazione di nomi dominio, mercati finanziari, piattaforme di crowdfunding, proprietà intellettuale, etc...
La piattaforma fu inizialmente menzionata da Vitalik Buterin nel Bitcoin Magazine, di cui lo stesso era fondatore, agli inizi del 2013. È stata successivamente concettualizzata nel White Paper dello stesso Buterin e formalizzata da Gavin Wood nel cosiddetto Yellow Paper, ad inizio 2014. Il rilascio della prima versione "live" della piattaforma (cosiddetta, versione Frontier) è avvenuto il 30 Luglio 2015.

Si tratta per l’appunto di una di quelle “piattaforme” nate prendendo spunto da Bitcoin ma di fatto coniugandolo in una nuova generazione di servizi basati sulla tecnologia della “Blockchain”. Da molti esse sono definite come “Bitcoin 2.0”.

I vantaggi di Ethereum rispetto a Bitcoin sono senza dubbio lo sviluppo più lineare, dal momento che sostanzialmente viene portato avanti dal creatore, Vitalik Buterin, in una sorta di “dittatura benevola”, e la relativa maggiore versatilità, poiché è possibile programmare smart contracts creati in un linguaggio di programmazione Turing-completo. Ovviamente tali vantaggi possono anche essere visti come svantaggi, in quanto un solo sviluppatore-capo significa una maggior facilità di coercizione da parte di attori malintenzionati ed allo stesso modo il linguaggio di programmazione Turing-completo può portare con sé dei pericoli di malware o comunque utilizzi malevoli della piattaforma. Tali svantaggi sembrano però non aver fermato l’avanzata della “criptovaluta 2.0”, adottata anche dal consorzio R3 che riunisce 11 banche nella creazione di un network privato per l’esecuzione di transazioni finanziarie istantanee.

Riusciranno Ethereum e le banche a creare un “Bitcoin 2.0” senza Bitcoin, vincendo il soverchiante “network effect” della criptovaluta di Satoshi Nakamoto? Di sicuro se il dibattito sul “blocksize” continuerà a lungo Ethereum troverà sempre più sostenitori.

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